|
|
Le potenzialità turistiche della Valmarecchia e le azioni da intraprendere
Tutti sappiamo che la Valmarecchia ha delle evidenti
potenzialità dal punto di vista turistico, che però
hanno avuto modo di esprimersi solo in minima parte. Qui a
Santarcangelo non c’è male, anzi sono state fatte
cose molto significative e rilevanti, ma più si sale e
meno turismo c’è. O meglio: la Valmarecchia si
caratterizza per un aspetto particolare che è quello
dell’escursionismo. Ma l’escursionismo non è
Turismo nel senso pieno dell'espressione. Gli escursionisti sono
quelle persone che vanno in un luogo, si fermano qualche ora, non
restano a dormire, e di norma se in un territorio
c’è solo escursionismo non si crea una vera e
propria industria turistica. Si crea poca occupazione, la
stagionalità è assolutamente incerta.
L’escursionismo, senza entrare nello specifico di nessun
comune, può costare più di quello che rende.
Mettere in piedi degli eventi ha costi, spesso, proibitivi.
E’ pur vero che a volte, con eventi costosi, per quanto
effimeri, si riescono ad attrarre anche grandi numeri e sponsor
privati importanti. Ma escluso pochi casi, i costi superano i
ricavi, senza poi considerare gli impatti ambientali.
Perché quando concentriamo migliaia di persone, in pochi
giorni, magari in piccoli paesi, o in contesti naturali di
pregio, l’impatto ambientale è fortissimo. Poi
c’è l’impatto sociale, che non sempre viene
preso in considerazione. Quando voi andate in un centro storico,
pensate a Firenze, Venezia o a un piccolo borgo come tanti,
rischiate di non trovare più l’identità del
luogo, trovate i negozi monomarca che trovereste dappertutto, le
pizzerie al taglio, i fast food ecc. ecc. Proprio alla luce di
questa esperienza ho messo a punto un modello che si chiama
“albergo diffuso”. Sono alberghi che non si
costruiscono, le case diventano camere, una casa si specializza e
funge da reception, ed è gestito con una licenza
alberghiera. In provincia di Pesaro ce ne sono otto, in Emilia
Romagna solo due, e probabilmente ne partirà un altro a
Predappio alta. Ciò detto, l’escursionismo è
importante, ma non sufficiente. Per sviluppare il turismo
stanziale, cioè trattenere le persone almeno per una
notte, ma anche di più, con la possibilità di
generare un indotto maggiore e una filiera di nuove imprese che
producono lavoro, come si potrebbe procedere ? In genere cosa fa
una località turistica? Entra nel mercato e comincia a
fare promozione (marketing, comunicazione, ecc.). Cose importanti
ma che negli anni funzionano sempre di meno. Esempio:
un’attività di promozione classica nel nostro
settore è quella di partecipare a borse (turistiche),
fiere, workshop, ecc. In Italia ci sono decine di borse e fiere
turistiche, alcune delle quali specializzate, come quella del
turismo sportivo, archeologico, ecc. Il ragionamento che si fa
è più o meno il seguente: vado ad una borsa e
faccio promozione. Però facciamo un ragionamento di buon
senso: se vado alla Bit di Milano trovo tutti i miei concorrenti.
Anzi quello è il momento di massima pressione della
concorrenza. Spesso si spendono cifre importanti, per partecipare
a queste borse, ma la resa è modestissima. Ovviamente ci
sono delle eccezioni, alcune fiere funzionano benissimo, magari
vi portate a casa qualche contatto importante che poi si
trasformerà in contratto…. ma nella maggior parte
dei casi i risultati non arrivano. Perché, allora, gli
operatori continuano ad andarci? Perché non si pensa di
fare una cosa nuova, per aggredire un mercato nuovo? Adesso
è il momento della Cina, uno dei mercati turistici
più importanti al mondo, che come romagnoli abbiamo un
po’ snobbato dicendo che tanto i Cinesi non vanno al mare,
ma non è vero. Non vogliono abbronzarsi, ma non significa
che non vanno al mare. Però non si può affrontare
un mercato come la Cina, allo stesso modo della Germania o della
Lombardia, andando ad una fiera o stampando un depliant. Con
questi strumenti, oggi, non si affronta bene nemmeno il mercato
italiano. Senza stare su internet, con i contenuti generati dagli
stessi utenti, come è il caso di Tripadvisor uno dei
“portali” più significativi con 50 milioni di
visitatori, è difficile avere grandi risultati. Costruire
siti smaccatamente pubblicitari non serve….. Ma - internet
a parte - la vera chiave di volta è quella di lavorare
sull’accoglienza. Fare il marketing dell’accoglienza,
che non è solo dire “buon giorno” e
“buona sera”, o sorridere, ma imparare a costruire
relazioni con gli ospiti. Non "contatti" con gli ospiti, cosa che
immagino sappiamo fare tutti, ma relazioni, che sono qualcosa di
più profondo, come avviene tra amici/che. Se si gestiscono
bene le relazioni, poi, dopo si potrà gestire il ricordo,
che è la chiave per generare fedeltà e soprattutto
sviluppare quei canali, che da sempre portano turisti, in primis
il passa parola. Un buon ricordo è la molla del
passaparola. Questo valeva tanti anni fa, ma oggi con i social
network il passaparola è ancora più efficace.
Concludo questa prima parte dicendo che la Valmarecchia ha
sicuramente delle potenzialità. Ma queste
potenzialità dovrebbero diventare dei prodotti. E non
basta avere delle risorse (naturali, ecc.), perché queste
al massimo producono escursionismo. Per generare turismo bisogna
trasformare le risorse in prodotti. Poi va bene fare la
comunicazione tradizionale (che pure ci vuole), ma non basta. Il
depliant ci vuole, ma chi porta veramente le persone, sono le
persone che accolgono. E qui un ruolo chiave non ce l’hanno
solo gli albergatori (….)
Giancarlo Dall’Ara
Per saperne di più visita i miei siti web o i miei blog
accoglienzaturistica.blogspot.com
turismocinese.blogspot.com
o leggi il libro che ho pubblicato per Franco Angeli “Le
nuove frontiere del marketing nel turismo”
Clicca qui per consultarne gratuitamente alcune pagine.
|