La vera anomalia del turismo italiano è una corrente di pensiero dogmatica
In Italia, nel turismo, si è da tempo consolidata una corrente di pensiero che attribuisce alle piccole e medie imprese turistiche, ed in particolare agli alberghi di piccola dimensione, gran parte delle responsabilità dei problemi del turismo italiano.
La frammentazione e la conseguente debolezza del Sistema Turistico Nazionale, la difficoltà a competere sui mercati internazionali, il mancato ammodernamento di gran parte dell’offerta turistica del nostro paese, sarebbero – si continua a ripetere – diretta conseguenza di un sistema che si basa ancora prevalentemente su imprese di piccole dimensioni e a conduzione familiare.
Mentre però, nell’industria, è in corso da tempo anche un processo inverso, quello della valorizzazione delle Pmi, la stessa cosa non accade nel turismo, anche se è evidente che le Pmi offrono non pochi vantaggi. Grazie alla flessibilità alla personalizzazione, al forte legame con il territorio, molte piccole imprese hanno mercato, immagine e producono occupazione e reddito.
Per molti osservatori l’Italia delle Pmi resta una anomalia, anche se i dati dicono il contrario.
In effetti le statistiche del fenomeno turistico parlano chiaro: i 33.800 alberghi italiani hanno in media 31 camere per struttura. Una media superiore a quella europea, che è di 28,7% camere per albergo.
Molti paesi europei hanno in media “alberghi più piccoli” di quelli italiani: in Austria le media è pari a 19,2 camere per albergo, in Gran Bretagna la media è di 13,6 camere, e in Germania 23,7.
Dunque l’offerta alberghiera dell’Italia turistica non è affatto una anomalia, e la presenza diffusa degli alberghi in tutto il paese è anzi una sua peculiarità storica, tradizionalmente molto apprezzata dalla domanda, perché permette di sperimentare lo stile di vita italiano e di “vivere” la cultura dei luoghi.
Le ricerche dicono chiaramente:
- che piccolo può essere ancora bello, perché non esiste una dimensione aziendale positiva a priori, e sono molti i casi di successo tra gli alberghi di piccola dimensione,
- che la vera anomalia non è tanto rappresentata dall’elevato numero dei piccoli alberghi, quanto piuttosto dal modesto numero dei grandi, e dal modesto numero degli alberghi delle catene internazionali,
- e infine che non è corretto contrapporre alberghi di piccola a quelli di grande dimensione, perché i grandi alberghi e soprattutto le catene alberghiere possono esercitare un ruolo positivo e di stimolo all’innovazione nei confronti dei piccoli, esattamente come i piccoli sono un richiamo, per i grandi alberghi, ai valori del territorio e delle radici culturali dell’ospitalità italiana.
L’obiettivo deve dunque essere quello di dare vita ad una corrente di pensiero meno dogmatica di quella attuale, che sappia mettere a punto una cultura gestionale specifica per le Pmi, e stimoli anche gli Enti Pubblici a prevedere misure adeguate alla loro valorizzazione. (G.D.)