Qualità/prezzo? C’è bisogno di un nuovo paradigma per tornare competitivi

Penso che il vecchio paradigma per il quale le offerte turistiche devono competere sulla base del rapporto “qualità prezzo” che sono in grado di proporre, sia da tempo in crisi, o meglio non sia più sufficiente a garantire all’offerta turistica del nostro Paese uno spazio nei mercati.
Daltronde puntare tutto sul value for money può essere ancora una modalità adeguata, attuale, visto che si diceva così anche 50 anni fa?
Tutti sappiano perfettamente che:
- sul prezzo non siamo più competitivi,
- sulla qualità, che pure è assolutamente necessaria, a livello di infrastrutture e di strutture ospitali abbiamo competitori formidabili, per molti versi irraggiungibili; e sono soprattutto le “nuove” mete turistiche che offrono strutture più attuali, perché progettate 30 o 40 anni dopo le nostre,
- da molti anni né il fattore prezzo né la qualità di strutture (e a volte anche di servizi) sono il nostro terreno competitivo, e spesso non sono più un nostro plus. Soprattutto se per qualità intendiamo quella dei cosiddetti “standard internazionali”. Il discorso sarebbe diverso se in Italia avessimo la forza di perseguire obiettivi di qualità “Locale”, cioè non standard, ma con le radici nel territorio.

Stando così le cose, a mio parere abbiamo bisogno di un nuovo paradigma che sposti la competizione su un diverso piano competitivo, sul quale giocare i nostri reali punti di forza che sono il territorio, e la risorsa umana, cioè l’accoglienza. Ecco su questo piano non abbiamo concorrenti.

Commento: dopo aver sostenuto questa tesi in convegni e seminari, l’ho pubblicata per la prima volta nel mio libro “Innovazione e Territorio”. Era il 2006.

Ora su queste tesi – ancora molto minoritarie – sono meno solo.

 

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