Sistemi Turistici Locali: la fase due è già cominciata

Ormai quasi tutte le Regioni hanno recepito la legge quadro 135 del 2001 che prevede una nuova organizzazione del territorio, e chi manca all’appello ha già pronta una “bozza pressoché definitiva” di legge regionale.
Se si guardano le diverse normative approntate in questi mesi si può notare però come non tutte le Regioni abbiano compreso fino in fondo, o abbiano davvero condiviso il portato innovativo che è contenuto nel concetto stesso di Sistema Turistico Locale.
Direi anzi che in questa fase i contenuti “rivoluzionari” del STL sono stati notevolmente ridimensionati.
Solo per fare un esempio, mentre nella legge nazionale il “Progetto di sviluppo” è il cuore del STL, a livello regionale, soprattutto nei dibattiti in corso, la lettura che si fa dei STL sembra essere quella di una nuova forma di APT: la grande preoccupazione è l’ambito geografico. Mentre i Progetti diventano corollari e restano nello sfondo, prevalgono le funzioni più tradizionali di promozione turistica.
Probabilmente tutto ciò sta avvenendo perché a livello regionale si pensa di gestire il cambiamento senza modificare l’approccio che ha dato origine in passato alle Aziende di Soggiorno, e negli anni ’80 alle APT. Ma così facendo il concetto di STL rischia di non esser compreso dagli stessi soggetti che dovrebbero realizzarlo. In altre parole se si rimane nella logica della semplice promozione turistica le potenzialità dei STL restano inespresse.
Ritengo che tutto ciò stia accadendo perché non si attribuisce la giusta importanza all’aspetto culturale della questione, che va considerato invece una premessa per la gestione del cambiamento; più precisamente se non si assume l’ottica del marketing territoriale tutta la costruzione dei STL rischia di essere tradita.
Dunque se si vuole evitare il rischio di veder nascere Sistemi Turistici Locali che, nonostante l’etichetta nuova, nascondono competenze simili alle vecchie APT, può essere utile tenere a mente alcune regole:

  • Dare vita o aderire ad un STL non è un obbligo; non tutti i territori né tutti i Comuni devono sentirsi obbligati a creare dei STL, o ad entrare in Sistemi dei quali non condividono le prospettive,
  • non è il territorio che si deve adeguare al STL, ma viceversa il STL deve mantenere il principio dell’adattabilità, e trovare forma e natura adatti al caso ed agli obiettivi,
  • il STL deve rappresentare un elemento razionalizzatore del territorio, lungi dal costituire un doppione deve piuttosto riorganizzare il territorio e contribuire a semplificare la babele di enti che vi insistono,
  • il STL non si deve occupare solo di promozione e valorizzazione dei beni del territorio, quanto di qualità, di messa a sistema e di integrazione, di interventi sul “prodotto”, di distribuzione, di diffusione delle competenze….,
  • gli strumenti e le azioni dei STL devono essere innovativi, non c’è bisogno di far nascere dei STL per fare i soliti depliant e per partecipare alle solite fiere,
  • la grande opportunità del STL è quella di aggregare soggetti diversi, non solo turistici, e di integrare prodotti e territori. Insomma il STL è la grande occasione per le località attualmente ai margini, e per le mete monoprodotto,
  • infine c’è il problema delle risorse: non si fanno i STL con budget che non sarebbero sufficienti nemmeno per affittare uno stand alla BIT di Milano.

G. D.

GDA Giancarlo Dall'Ara Consulenze e progetti di marketing
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