Uno Scenario paradossale
Una analisi di quanto sta accadendo nel mercato della domanda, da diversi anni a questa parte, mostra uno scenario apparentemente contraddittorio. Si registra ad esempio un sempre minore interesse da parte della domanda per le vacanze preconfezionate da un lato e il boom dei low cost dall’altro. La situazione è stata di recente così definita: i Tour Operator “spacchettizzano”, ma le low cost “pacchettizzano” sempre di più.
Ed in effetti assistiamo al tentativo dei T.O. di rincorrere la domanda nelle sue esigenze di personalizzazione preparando proposte flessibili, assemblabili, nella logica dei pacchetti dinamici, proprio per non perdere quelle quote di mercato che si rivolgono, con sempre maggiore frequenza, direttamente agli operatori dell’ospitalità o ad internet. Tutto ciò avviene mentre lo sviluppo della formula low cost sembra accogliere un trend che va nella direzione opposta, e che stimola le offerte all inclusive.
Ma lo scenario è contraddittorio anche per altri motivi, se si pensa ad esempio al fatto che il boom del “fai da te” accelerato dalla diffusione dell’utilizzo di internet, non ha generato il previsto fenomeno della disintermediazione, o perlomeno non lo ha generato nelle dimensioni ipotizzate. Nonostante internet le agenzie di viaggio sono “sopravvissute”, al punto che l’Associazione europea delle agenzie di viaggio ha potuto parlare recentemente di una rete agenziale viva e vegeta, forte di oltre 70.000 tra agenzie e tour operator, con fatturato annuo in crescita media del 3%. E anche se in Germania e in Gran Bretagna le agenzie di viaggio sono diminuite di numero, non sono affatto scomparse, e a livello europeo il sistema agenziale oggi vende circa 185 milioni di pacchetti turistici, qualcosa come il 35% del turismo complessivo generato nel continente.
Certo, per restare alle agenzie di viaggio non si può non rimarcare come il loro ruolo sia cambiato, e come si stia assistendo ad un loro riposizionamento in termini di servizi e di modalità operative.
Se però si scava al di sotto della superficie di questi fenomeni “contraddittori” si può constatare una certa linearità nei comportamenti della domanda.
Anche chi vola low cost pratica forme di turismo autonomo e creativo, una volta giunto nella destinazione ama proposte personalizzate e autentiche, e non sente proprie le proposte confezionate, e le cose “fatte apposta per turisti”; in altre parole anche chi si rivolge al sistema intermediario assume sempre più spesso i comportamenti dei turisti individuali, che sono prevalentemente atteggiamenti da turisti di “terza generazione”, riassumibili in poche parole chiave:
- personalizzazione,
- autenticità,
- bisogno di naturalità e di paesaggio,
- bisogno di relazioni di spessore.
Il vero grande cambiamento al quale stiamo assistendo riguarda dunque le attese della domanda in termini di prodotto. Si può forse affermare che stiamo assistendo ad un cambiamento dello stesso concetto di prodotto. Ad attirare i turisti non sono più gli elementi di base dell’offerta (i letti, i coperti al ristorante, le escursioni, le visite guidate, i biglietti di ingresso “ridotti”…), ma l’intreccio tra servizi e territorio, tra servizi e cultura dei luoghi.
Il prodotto cioè nella percezione della domanda si è allargato, ed è cambiato il concetto di turisticità. Dire ad esempio che i turisti si aspettano “relazioni di spessore”, significa affermare che i prodotti turistici vanno ripensati, reinterpretati, in chiave relazionale, e cioè vanno messe al centro opportunità di incontro, di scoperta e momenti relazionali.
G.D.