Anniversari: Nicola di Giura, il lucano che divenne mandarino

Ludovico Nicola di Giura: un anniversario per riscoprire un protagonista delle relazioni tra Italia e Cina

“Un lucano che divenne mandarino”. Più o meno con queste parole in passato la stampa si è occupata più volte di Ludovico Nicola di Giura, medico e sinologo, ma non certo personaggio minore o da affrontare in chiave folcloristica (anche se affermare che la Basilicata è l’unica regione che ha avuto per Sindaco un Mandarino è vero).

Il fatto è che siamo di fronte ad un grande della storia delle relazioni tra Italia e Cina. Nato a Casoria (NA) nel 1868, ma di famiglia lucana documentata fin dai tempi di Federico II, e lucano nell’animo come si può leggere nelle sue lettere e pubblicazioni (nel primo libro pubblicato ricorda con nostalgia Chiaromonte “l’amato luogo paterno”). Visse e lavorò in Cina 30 anni, per fare ritorno a Chiaromonte (PZ), sua antica dimora.

Nominato podestà e successivamente primo Sindaco dopo la Liberazione, morì nel 1947 e chiese di essere sepolto lì.

Era arrivato in Cina nel 1900, dopo essere stato anche in Giappone, ed aveva esercitato la professione di medico per la Legazione italiana. Apprese presto la lingua cinese, successivamente il mancese (lingua di corte), e ebbe riconoscimenti straordinari. Fu nominato infatti mandarino di prima classe “per secoli la carica più ambita cui poteva aspirare un letterato cinese nel corso della sua carriera ufficiale” . Fu medico personale della famiglia imperiale, pare anche dell’ultimo imperatore Pu Y, e alla caduta della Dinastia mancese divenne medico personale del Presidente della Repubblica, Yuan Shikai, e successivamente di altri “Signori della guerra” che si contesero a lungo i resti dell’Impero.
Ebbe riconoscimenti anche in Italia, compreso uno di Papa Pio XI.

Il 1926 segna una svolta culturale: di Giura pubblica le ‘Scelte di massime confuciane’ e, soprattutto, le prime ‘Fiabe cinesi’ tratte dal celebre ‘Liaozhai zhiyi’ di Pu Songling. È qui che si avvia il percorso che, quasi trent’anni dopo, culminerà nella prima traduzione integrale dell’opera in una lingua occidentale. Pubblicata postuma da Mondadori nel 1955, quell’edizione – realizzata direttamente dal cinese e introdotta dal grandissimo Giuseppe Tucci – rimane ancora oggi una delle versioni europee di riferimento, ponendo di Giura non solo tra i primi mediatori culturali italo-cinesi, ma tra i pionieri della sinologia occidentale.

E c’è infine un’ultima ragione per tornare su di lui proprio adesso. Se il 2026 è l’anno per ricordare la sua svolta editoriale, nel 2027 cadrà l’anniversario della sua morte, avvenuta il 9 maggio 1947 a Chiaromonte, altra data che merita di essere riportata alla memoria.

Giancarlo Dall’Ara


Per completezza aggiungo che nel 2024 la traduzione integrale di Di Giura del ‘Liaozhai zhiyi’ di Pu Songling è stata ripubblicata da LUNI Editrice, con un nuovo apparato critico e con l’aggiornamento della traslitterazione dei nomi cinesi secondo il sistema ufficiale Pinyin, a cura di Isabella Doniselli (che ringrazio per l’aggiornamento) e di Teresa Spada.

 

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