Asia che torna ai borghi: il mito delle megacittà in crisi

Abstract. Il tema del ritorno alle campagne in Estremo Oriente è una delle trasformazioni sociologiche più affascinanti del nostro secolo. Per decenni, l’immagine della crescita asiatica è stata quella di foreste di gru nelle grandi città che sventravano quartieri per far posto a grattacieli dove potevano trovare lavoro o alloggio quanti fuggivano dalle campagne e dai borghi. Oggi, quella spinta sembra aver raggiunto un punto di saturazione, lasciando spazio a un movimento inverso: la contro-urbanizzazione.
Certo, più che un’inversione di tendenza generalizzata, si tratta ancora di movimenti minoritari nei numeri complessivi, ma decisivi anche perché portano nuovi profili – più istruiti, più connessi – dentro territori in crisi demografica.

Questo articolo esplora come Cina, Giappone, Corea del Sud e Vietnam stiano affrontando, ognuno a suo modo, la crisi del mito della città come unico approdo possibile.

 

Dal grattacielo al villaggio: l’Asia riscopre le campagne

 

La Cina e il “Ritorno forzato”: tra normativa e crisi

In Cina, il ritorno alle campagne è l’esito di una complessa architettura normativa e di una congiuntura economica sfavorevole. Il pilastro di questa dinamica è l’Hukou, il sistema di registrazione della residenza che lega i diritti sociali (scuola, sanità, pensioni) al luogo di nascita. Per milioni di migranti interni, vivere a Pechino o Shanghai significa ancora oggi restare cittadini di serie B.
Nonostante negli ultimi anni siano state avviate riforme graduali dell’Hukou, soprattutto a favore delle città piccole e medie, nelle megacittà le barriere restano alte e producono una “semi-urbanizzazione” strutturale: milioni di persone lavorano e vivono in città senza poter accedere pienamente ai servizi urbani di base.

Quando l’economia urbana rallenta e i lavori nel settore delle costruzioni – storicamente il rifugio della manodopera rurale – diminuiscono, il migrante si ritrova in una morsa: un costo della vita insostenibile in città e l’assenza di tutele. Tornare nel villaggio d’origine diventa quindi una strategia di sopravvivenza, soprattutto per chi non ha le competenze richieste da una economia ad alta intensità tecnologica. Pechino guarda a questo fenomeno con preoccupazione: se da un lato allevia la pressione sulle metropoli, dall’altro rischia di deprimere i consumi interni, dato che chi vive in campagna spende mediamente meno di chi abita in città.

 

Il Giappone e la strategia della sopravvivenza: I-Turn e U-Turn

Il caso giapponese è lo specchio di una società post-industriale che lotta contro l’estinzione dei propri borghi. Qui il fenomeno è così radicato da aver generato una terminologia specifica:

  • U-Turn: giovani nati in provincia che, dopo l’università o il lavoro in città, tornano al villaggio d’origine.
  • I-Turn: persone nate e cresciute in metropoli come Tokyo che scelgono di trasferirsi in campagna per un cambio radicale di stile di vita.

A differenza della Cina, il governo giapponese incentiva attivamente questo esodo con bonus economici che possono raggiungere i 3 milioni di yen (circa 18.000€). A questi si affiancano programmi comunali di rilancio delle Akiya – le case vuote – e iniziative di “relocation” che includono formazione, accompagnamento all’impresa e supporto all’integrazione nelle comunità locali. Qui la spinta non è data dalla nostalgia, anche perchè la pandemia ha sdoganato lo smartworking, permettendo a molti professionisti di mantenere stipendi urbani pur vivendo in contesti rurali dove la qualità della vita è migliore rispetto a quella delle grandi città.

Secondo alcuni dati recenti, in Giappone si contano ormai oltre 9 milioni di abitazioni vuote: un dato che rende evidente quanto il tema delle Akiya non sia solo un’opportunità, ma anche un problema di sicurezza, valore immobiliare e coesione sociale. Molte di queste case sono in aree isolate o in condizioni edilizie critiche, e richiedono investimenti importanti prima di poter diventare risorse per il turismo o per modelli simili all’Albergo Diffuso.

 

Corea del Sud: il fenomeno “Gwi-nong”

In Corea del Sud, il termine Gwi-nong (ritorno all’agricoltura) è diventato un trend sociale significativo, specialmente dopo la pandemia.
La competizione estrema nelle città coreane, con giovani schiacciati da una competizione sociale parossistica e i prezzi immobiliari proibitivi a Seoul, spingono molti “millennial” a cercare rifugio nelle zone rurali, la campagna rappresenta l’unica via di fuga dal burnout. Questi “neo-agricoltori” non tornano alla zappa, ma portano nei villaggi droni, idroponica e marketing digitale, trasformando borghi morenti in centri di produzione tecnologica alimentare, e l’agricoltura in un business innovativo.
Questo movimento si intreccia con una precisa agenda pubblica: la strategia nazionale di “agricultural AI transformation” mira a diffondere l’uso di AI, sensori, serre intelligenti e logistica smart anche nelle aree rurali, con l’obiettivo dichiarato di rendere l’agricoltura più attrattiva per i giovani e più sostenibile nel lungo periodo. Resta però il fatto che la maggioranza delle aziende agricole è ancora gestita da agricoltori anziani, e i giovani Gwi-nong, pur molto visibili mediaticamente, rappresentano una minoranza che incontra ostacoli importanti in termini di accesso alla terra e di piena integrazione nelle comunità locali.

 

Vietnam: La nuova frontiera

Il Vietnam, pur essendo ancora in una fase di forte urbanizzazione, mostra segnali di contro-tendenza legati alla delocalizzazione. Le fabbriche si spostano verso l’interno per cercare costi più bassi, e i lavoratori, spesso stanchi delle condizioni precarie delle periferie urbane, scelgono di riavvicinarsi alle famiglie, anche per prendersi cura degli anziani – per ovviare alla mancanza di un sistema di welfare urbano inclusivo – creando una nuova classe operaia rurale che non recide il legame con la terra.
In questo caso, più che di “ritorno” alla campagna, si può parlare di una riorganizzazione spaziale del lavoro industriale: la fabbrica segue il costo del suolo e del lavoro verso l’interno, e le famiglie, approfittando di questa delocalizzazione, negoziano una migliore combinazione fra reddito, cura familiare e qualità della vita. Il fenomeno è ancora in fase iniziale e richiede ulteriori ricerche empiriche su territori e settori specifici, ma apre scenari interessanti.

 

Riflessioni per il futuro del turismo

Questo riflusso demografico, anche se non è omogeneo, può avere conseguenze dirette e straordinarie per il turismo. Il ritorno di persone più istruite e creative nei borghi sta avviando una rivoluzione dell’accoglienza, e questo è particolarmente visibile soprattutto in Giappone e Corea. In Giappone, ad esempio, alcune amministrazioni stanno già sperimentando l’acquisto e la riqualificazione di Akiya per destinarle a soggiorni temporanei, residenze creative o programmi di co-living rurale, collegando politiche abitative, rigenerazione dei borghi e nuove forme di ospitalità.

Il “nuovo residente” rurale asiatico ha le caratteristiche di un mediatore culturale: sa parlare al turista globale ma conosce il territorio. Questo scenario è il terreno fertile per modelli simili all’Albergo Diffuso.

Accanto alle opportunità, emergono anche rischi che il turismo non può ignorare: gentrificazione selettiva di alcuni borghi “instagrammabili”, conflitti fra residenti storici e nuovi arrivati, uso turistico delle case e della terra in competizione con funzioni residenziali e produttive essenziali. Una progettazione responsabile dovrà quindi tenere insieme attrattività turistica, diritto all’abitare,  sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale e culturale, per evitare che questi accenni di contro-urbanizzazione si trasformino in una nuova forma di squilibrio territoriale travestita da rinascita rurale.

GD


Minibibliografia

  • Corriere della Sera (21 Aprile 2026): I migranti interni cinesi tornano nelle campagne: perché per Pechino è un guaio.
  • Ministry of Internal Affairs and Communications of Japan (2025): Survey on Migration and Rural Revitalization Programs.
  • KREI (Korea Rural Economic Institute, 2025): Smart Agriculture and the Gwi-nong Movement: A new social trend.
  • World Bank East Asia (2026): Internal Migration and the Transformation of Rural Economies.
  • Dall’Ara, G. (2024): Manuale dell’Albergo Diffuso, e il Turismo delle Passioni.

 

GDA Giancarlo Dall'Ara Consulenze e progetti di marketing
Palazzo Maffei - 47866 Sant'Agata Feltria (RN)
tel. 0541 929777, fax 0541 929744 e-mail: giancarlo.dallara@gmail.com
Cookie Policy