Matteo Ricci: un anniversario che unisce Italia e Cina
Ieri, 11 maggio, era l’anniversario della morte di Matteo Ricci (11 maggio 1610, Pechino), solo oggi ho avuto il tempo di scrivere questo breve ricordo.
Matteo Ricci – gesuita italiano, pioniere del dialogo culturale tra Europa e Cina – fu il primo occidentale a padroneggiare il cinese classico e a essere ricevuto nella Città Proibita (1601). Scrisse opere in cinese che divennero punti di riferimento per gli intellettuali delle ultime due Dinastie imperiali cinesi.
Fu grazie a Ricci (e al suo discepolo Xu Guangqi) che nacque, e comunque si formalizzò, il linguaggio di matematica e geometria ancora in uso oggi in Cina (punto, linea, triangolo…).
Nel 1602 realizzò il Kunyu Wanguo Quantu (“Mappa dei Diecimila Paesi del Mondo”), la prima mappa del mondo in cinese, su richiesta dell’Imperatore Wanli. Per adattarsi alla visione geografica e culturale cinese, la mappa collocava la Cina al centro del mondo conosciuto. E in quell’occasione rilanciò il termine “Zhongguo” (中國, “Terra di Mezzo”), che è ancora quello usato dai cinesi per definire la “Cina”.
Per tutti questi meriti l’Imperatore Wanli concesse a Ricci una tomba a Pechino, onore straordinario per uno straniero, nella Cina isolazionista dell’epoca.
Nei miei viaggi di lavoro in Cina ho potuto verificare come ancora oggi Matteo Ricci sia ricordato con molto rispetto, come figura decisiva della mediazione culturale tra mondo occidentale e mondo cinese.
Era nato il 6 ottobre 1552, a Macerata.
Per inciso fu grazie alla scoperta dei libri di Matteo Ricci (in particolare il Tianzhu shiyi 天主實義, “Il vero significato del Signore del Cielo”), che i Coreani, alla fine del 1700, adottarono la religione cattolica. Da questo punto di vista la Corea rappresenta un unicum perché ha visto svilupparsi il cristianesimo prima dell’arrivo di missionari.
Giancarlo Dall’Ara
Note
Il cimitero si trova sullo stesso terreno donato dall’Imperatore per la sepoltura di Matteo Ricci, di fatto il primo occidentale ad essere sepolto in territorio cinese dopo la chiusura della Cina agli stranieri in epoca Ming.
Oggi in Corea poco meno del 30% della popolazione è cristiana.