Antigravity sotto esame: il mio test per il Turismo delle Passioni

Come trasformare rapidamente una intuizione in un prototipo

Abstract. Ho voluto provare Antigravity non da sviluppatore, ma da utilizzatore curioso che lavora con contenuti e strumenti per il turismo. Il test era semplice: trasformare un concetto del Turismo delle Passioni in una piccola applicazione web interattiva, e capire se questo ambiente sia già utile per chi lavora nella progettazione, nella comunicazione e nella didattica del turismo.

 

Antigravity è la piattaforma di sviluppo “agentico” (v. nota in fondo all’articolo) di Google, presentata ufficialmente a novembre 2025 e resa disponibile a livello globale durante Google I/O 2026.
Nel turismo, almeno per come l’ho testato, Antigravity può essere pensato come officina rapida per prototipi intelligenti. Può servire ad esempio per costruire test diagnostici, piccoli calcolatori, percorsi interattivi, articoli a bivi, demo per seminari e strumenti di engagement capaci di trattenere un lettore sul sito più di quanto faccia una pagina statica, e tanto altro (v. note).
Il mio test è stato – come sempre – semplice e mirato: creare una pagina web interattiva sul Turismo delle Passioni, con sei domande, un punteggio finale e, come risultato, tre profili di viaggiatore. In pochi passaggi Antigravity ha generato un file HTML con struttura, stile grafico e logica del test. Le correzioni al risultato generato grazie a un prompt sono immediate, conversazionali: io ho chiesto cosa modificare e in pochi istanti Antigravity mi ha fornito un nuovo file con le correzioni, che ho potuto verificare direttamente sul codice cliccando “Review”. Inizialmente avevosalvato il file HTML e l’avevo pubblicato online tramite Netlify.

Successivamente però ho deciso di inserirlo in un articolo di questo steso sito web, semplicemente copiando e incollando il codice generato da Antigravity.

Facendo il test ho notato che, prima di avviare la generazione, conviene selezionare la modalità “Planning” (invece di “Fast”), che porta l’agente a ragionare sui passaggi necessari prima di costruire. Il risultato richiede qualche istante in più, ma è sensibilmente più coerente con quanto richiesto. E ho anche potuto verificare che la creazione di un codice che si inserisca adeguatamente in un template pre-esistente, non è cosa immediata, e richiede più di qualche tentativo.

 

Test Turismo delle Passioni

In ogni caso, come potete vedere cliccando questo LINK Antigravity permette di poter sperimentare nuovi modi per far interagire il lettore con temi o concetti complessi, senza trasformare tutto in una lezione o in un articolo tradizionale.

Naturalmente Antigravity resta un ambiente pensato in primo luogo per costruire progetti digitali, e questo si vede appena si esce dal prompt iniziale: compaiono file, review, diff, index.html, copy content, e bisogna orientarsi in un lessico da sviluppo che non è “familiare”, se non si ha esperienza da sviluppatori.

I punti di forza, che ho verificato nel mio test, sono stati:
• la velocità con cui un’idea astratta viene tradotta in un oggetto funzionante;
• la possibilità di lavorare per iterazioni, correggendo lessico, struttura e interfaccia senza dover ricominciare da zero.
Ovviamente Antigravity non elimina la necessità di pensiero progettuale: se il prompt è debole o concettualmente ambiguo, anche il risultato lo sarà. A voler essere precisi, questo significa che non conviene avviare un progetto direttamente su Antigravity se prima non si hanno le idee chiare: solo partendo da obiettivi definiti il prompt potrà essere davvero adeguato, e il risultato coerente con quanto si aveva in mente.

Quanto ai punti deboli, l’ambiente non è ancora davvero trasparente per chi non mastica un minimo di logica da editor o da file system: alcune operazioni semplici, come aprire una preview o capire dove “vive” il file generato, possono richiedere più passaggi del previsto.
Uno strumento come Antigravity può far risparmiare tempo nella costruzione dell’oggetto, ma non può sostituire il lavoro sul linguaggio, sul lessico e sulle distinzioni concettuali che fanno la differenza tra un contenuto generico e un contenuto davvero originale.

Più in generale se dalla creazione di piccoli prototipi, si passa ad App più complesse, anticipo che non sempre la stabilità è garantita, e non sempre le promesse di Antigravity sono mantenute dalla realtà degli artifact.

Il giudizio finale, usando la scala che adotto in questa rubrica, è questo: Aggiornato, ma richiede una forte curva di adattamento, sia dell’utente che di Antigravity.

Giancarlo Dall’Ara, luglio 2026


Nota

Agentico: un ambiente in cui l’intelligenza artificiale non si limita a scrivere codice su richiesta, ma pianifica autonomamente i passaggi necessari, li esegue, e verifica il proprio lavoro aprendo un browser integrato per testare visivamente il risultato, proprio come farebbe una persona.

Antigravity è un ambiente agentico autonomo, in grado di eseguire codice, fare ricerca web multilivello, gestire processi in background, creare web app complete e automatizzare interi workflow, creare progetti collegati a cartelle reali sul Mac…

Artifacts identificano tutti i prodotti tangibili generati dall’intelligenza artificiale che superano la semplice risposta testuale: applicazioni web autonome, codice eseguibile, documenti di ricerca, diagrammi…

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