Vids sotto esame: il test dell’app video di Google
Google Vids è davvero il tool del momento?
Nato originariamente come una sorta di “Google Slides in versione video” pensato per l’ecosistema Workspace, Vids sta evolvendo molto rapidamente. Gli aggiornamenti recenti – dall’integrazione dei modelli Gemini Omni e Veo alla possibilità di creare video fino a 30 minuti, fino alla generazione di musica e avatar personalizzati – ne fanno davvero uno strumento utile per chi si occupa di narrazione territoriale e turismo delle passioni?
L’interfaccia è coerente con l’universo Google: semplice, familiare, immediata per chi già lavora con Documenti o Presentazioni.
Ho impostato un breve video dedicato al turismo delle passioni, scegliendo un tono evocativo. La generazione iniziale non è stata istantanea nel mio caso: ha richiesto qualche minuto in più rispetto ai tool pensati per creare clip veloci da social.
Avevo letto che il vero valore di Vids non è nella qualità della singola clip, ma nella logica di lavoro, e in effetti:
- a differenza dei generatori text-to-video che producono un file chiuso, qui ogni elemento è modificabile: video, immagini, testo, audio. Questo lo avvicina più a un ambiente di produzione che a un generatore;
- la possibilità di trasformare una scaletta o una presentazione in video è interessante per chi fa formazione o divulgazione;
- il sistema tende a mantenere una certa continuità stilistica tra le scene, riducendo quell’effetto “patchwork” di molti tool AI.
Ma siamo ancora davanti a un prodotto in evoluzione, e si vede:
- per chi lavora sui social e ha bisogno di velocità, altri strumenti restano più efficienti;
- l’editor soffre di qualche rigidità, così le clip generate sono corrette, ma raramente sorprendenti.
Vids non è, almeno oggi, il miglior strumento per fare video. Ma per chi si vuole avvicinare a questo mondo da “artigiano”, ha una sua utilità e merita un pò di tempo, e più di qualche tentativo.
In base alla mia esperienza, Google Vids è già abbastanza evoluto da essere interessante nel lavoro reale, ma certo non è ancora abbastanza libero e profondo da diventare uno strumento risolutivo.
Detto diversamente, mi sembra più convincente come ambiente di produzione assistita che come generatore video autonomo.
Quindi il mio giudizio è: “Utile ma limitato”
Giancarlo Dall’Ara
27 luglio 2026
Questo articolo fa parte di “Officina AI“, lo spazio in cui racconto i test che faccio con i Tool di AI per valutarne la maturità operativa. Per ogni software esprimo quattro livelli di giudizio:
“Aggiornato” indica uno strumento vivo, in evoluzione, con innovazioni reali e un ruolo chiaro. “Seduto” segnala invece una piattaforma che appare ferma, ripetitiva o poco convincente rispetto a ciò che promette. “Nicchia” descrive uno strumento che funziona bene, ma solo per esigenze molto specifiche. “Utile ma limitato”, infine, vale per soluzioni pratiche e interessanti che però non bastano da sole, oppure mostrano limiti di libertà, profondità o pubblico.