Grandi dimenticati: Prospero Intorcetta

Prospero Intorcetta, il ponte dimenticato tra Italia e Cina

 

 

È uno dei grandi “dimenticati” della storia culturale italo-cinese, eppure la sua opera ha cambiato la percezione europea della Cina. Prospero Intorcetta (1625-1696), gesuita siciliano di Piazza Armerina, fu il primo a tradurre in latino e far conoscere in Europa i testi fondamentali del confucianesimo, aprendo la strada a secoli di scambi intellettuali tra Oriente e Occidente.

 

Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1641, Intorcetta partì per la Cina nel 1659, in un momento di grande transizione: l’Impero era appena passato dalla dinastia Ming alla nuova dinastia Qing, di origine manciù. Stabilendosi a Hangzhou, nella provincia dello Zhejiang, dedicò la sua vita allo studio della cultura cinese e alla traduzione dei classici confuciani.

 

La sua opera più importante, Sapientia Sinica (1662), fu la prima traduzione latina sistematica del “Confucio Sinarum Philosophus” e del Zhongyong (Dottrina del Mezzo), testi che influenzarono profondamente l’Illuminismo europeo. Filosofi come Leibniz e Voltaire attinsero a queste traduzioni per costruire la loro visione della Cina come modello di saggezza morale.

 

Mentre Matteo Ricci è celebrato con mostre, libri e film, il siciliano Intorcetta rimane confinato negli ambienti specialistici: accademie, centri di sinologia, archivi missionari.

 

La sua memoria sopravvive principalmente in due luoghi:

– Piazza Armerina, sua città natale, dove la Fondazione Prospero Intorcetta ne custodisce l’eredità con studi e pubblicazioni;

– Hangzhou, in Cina, dove morì nel 1696 e dove la sua tomba è ancora visitabile nel Cimitero dei Missionari Cattolici, circondata da un parco commemorativo.

 

Lo scorso anno – anniversario della nascita – sono stati organizzati convegni con pubblicazioni, che non mi pare abbiano migliorato di molto la notorietà di Intorcetta verso il grande pubblico, né l’interesse verso i luoghi legati al suo nome.

In ogni caso perché riscoprirlo oggi?

 

In un’epoca di tensioni geopolitiche e incomprensioni culturali, la figura di Intorcetta offre un modello alternativo di relazione tra Italia e Cina: non basato su interessi economici o politici di parte sul rispetto reciproco e sulla convinzione che le diverse tradizioni culturali possano arricchirsi a vicenda e trovare assieme percorsi e soluzioni.

 

Giancarlo Dall’Ara

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