Bastides, Ryokan, e anche Pousadas
Se guardiamo ai paesi europei a noi vicini, o al Giappone, la difesa della terminologia originale è da sempre uno strumento del posizionamento d’immagine. In Francia si è protetto, e si è riusciti a imporre globalmente, il termine Bastides per definire i centri di fondazione medievale, e il Portogallo ha fatto la stessa cosa con le Pousadas, alberghi in edifici storici. E se guardiamo al Giappone, il termine Ryokan ha conquistato il mondo senza mai diventare ‘traditional inn’. Nessuno di questi paesi ha accettato di svendere la propria identità traducendola con termini necessariamente generici.
Il confronto con Francia, Portogallo e Giappone, mi pare rafforzi una delle mie tesi nel dibattito sul termine “borgo”.
Ma forse non occorrerebbe nemmeno guardare oltreconfine: basterebbe riflettere su quello che ho sempre fatto con il termine “albergo diffuso” (che denota un modello “originale”, impossibile da tradurre), per capire quanto possa essere importante valorizzare l’italiano, quando si devono comunicare all’estero le nostre specificità.
In ogni caso, se questi paesi hanno costruito identità riconoscibili mantenendo la terminologia originale, l’Italia ha tutti i presupposti per fare lo stesso con borgo, evitando la deriva verso il generico village.
Bastide
La parola bastide deriva dall’antico provenzale bastida (da bastir, costruire) e designa storicamente piccoli centri di fondazione medievale, pianificate nel Mezzogiorno francese tra il XII e il XIV secolo, costruite su pianta ortogonale con funzione di colonizzazione e difesa. Il termine ha due anime semantiche distinte: nel Sud-Ovest indica le città di fondazione medievale, mentre in Provenza indica la casa di campagna isolata.
A partire dagli anni ’80 del Novecento, il termine bastide ha vissuto una rinascita nel campo del patrimonio e del turismo, diventando un concetto-ombrello attorno al quale si è costruita un’intera narrativa culturale.
Pousadas
Chi ha studiato turismo sa bene che il Portogallo è maestro in questo approccio: già negli anni ’40 del novecento, su iniziativa del poeta António Ferro nacquero le Pousadas, alberghi in edifici storici il cui nome non è mai stato tradotto: un termine portoghese che ha ‘bucato lo schermo’ a livello internazionale, diventando riconoscibile senza bisogno di alcuna resa in inglese.
Ryokan
Ryokan è una parola giapponese (旅館) che indica l’albergo tradizionale, con ospitalità secondo i principi dell’omotenashi (mettersi nei panni dell’altro), e non è mai stato tradotto in “traditional inn”, come nome ufficiale, perché descrive un modello originale identitario, intraducibile senza perdere senso.
Queste le caratteristiche che personalmente apprezzo di più nei Ryokan:
- Camere con tatami e futon,
- Onsen,
- Cucina kaiseki (equilibrio sensoriale, estetica del contenitore…),
- Architettura in legno con porte scorrevoli e giardino tradizionale,
- Filosofia di servizio omotenashi (altro termine intraducibile).
Giancarlo Dall’Ara
p.s. come già anticipato, e diversamente da quanto si legge nei titoli di coda dei film, ogni riferimento al dibattito in difesa del termine ‘borgo’ è assolutamente voluto.
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