Conoscere i mercati: una competenza da non dimenticare
Conoscere i mercati: una competenza da non dimenticare
(L’Intelligenza Artificiale? Un’opportunità per migliorare competenze, non per sostituirle)
Nell’epoca in cui Intelligenza Artificiale, piattaforme e automazione sembrano risolvere ogni problema, rischiamo di dimenticare una verità semplice: nessuno strumento, per quanto evoluto, può sostituire completamente la conoscenza diretta dei mercati, e le competenze che ne derivano.
In altre parole c’è il rischio che la disponibilità di strumenti faccia dimenticare il valore delle competenze. La mia esperienza mi dice che nel turismo, più che altrove, gli strumenti servono soprattutto se chi li usa possiede le competenze per guidarli e interpretarne i risultati. Altrimenti il rischio è di lasciare che siano gli strumenti a guidare noi, e non il contrario. Senza contare che una dipendenza acritica dagli strumenti dell’IA, porta a inefficienze, come i contenuti omologati.
Nel mondo del web 2.0 abbiamo già visto questo fenomeno: operatori che adattavano le proprie azioni ai ritmi degli algoritmi, più che alle esigenze dei viaggiatori.
Si potrebbe obiettare che gli algoritmi riflettono le aspettative dei turisti, ma a mio parere non è esattamente così: gli algoritmi riflettono parzialmente le aspettative dei viaggiatori, certo sono uno strumento di condizionamento dei comportamenti, selezionano ciò che diventa visibile e privilegiano ciò che è già forte.
Conoscere i mercati – sempre a mio parere – permette di recuperare il senso dell’analisi e della distinzione. La segmentazione geografica, anche se da sola non basta, è utile per comprendere motivazioni, linguaggi, canali e sensibilità dei diversi pubblici. Un turista tedesco, canadese o giapponese non è solo un “target estero”, è un universo culturale con codici propri, tempi diversi, e modi specifici di intendere il viaggio.
Eppure, si vedono ancora campagne “indifferenziate”, che parlano a un pubblico generico, come se le aspettative fossero le stesse ovunque e sempre. Dietro questa impostazione c’è una vecchia idea: quella del mercato come forza reattiva, incapace di generare innovazione propria. Ma i mercati turistici (e non da oggi!) non si limitano a reagire ai nostri stimoli: anticipano, interpretano, reinventano.
Conoscere i mercati, allora, non è solo un’operazione di segmentazione geografica o tecnica: è un atto di consapevolezza professionale.
Spetta agli operatori mantenere il controllo delle strategie e questo rimanda al tema cruciale delle competenze di base: la capacità di ascolto, di lettura dei mercati, di interpretazione dei dati e di generazione di scelte coerenti con la propria identità e con le nuove sensibilità del viaggiatore.
E naturalmente l’IA va considerata una opportunità, una grande opportunità indispensabile anche per migliorare le competenze, non per dimenticarle.
GD