2026, il viaggio continua guidato da ciò che ci rende più umani: le nostre passioni
Da un quarto di secolo il turismo è dominato dal “turismo esperienziale”, ma non sono l’unico ad essersi accorto che mentre tutti offrono esperienze, questo concetto è diventato una formula standardizzata, che omologa l’offerta delle destinazioni turistiche.
Da qualche anno, soprattutto grazie ai lavori e alle esperienze che ho maturato in Basilicata con APT, suggerisco una lettura del fenomeno turistico più aderente alla realtà, che vede sempre più persone viaggiare sull’onda dei propri sentimenti, e in particolare delle passioni.
Le evidenze raccolte nel corso del 2025 confermano che non si tratta di una fluttuazione ciclica della domanda, bensì di una riconfigurazione del valore percepito nel viaggio. In questo sito ho già scritto che il concetto di “passione” sta diventando l’unità di misura fondamentale dell’esperienza turistica, superando, per molti versi, criteri tradizionali come il costo o il prestigio della località. In questo contesto, per molte persone il viaggio non è più vissuto come una semplice parentesi di svago, ma come uno strumento di auto-affermazione e di sviluppo delle proprie competenze “sul campo”, dove l’approfondimento di passioni specifiche e interessi verticali condiziona la scelta del viaggio.
I dati dell’Osservatorio sul Turismo delle Passioni (Report novembre 2025) confermano che non siamo di fronte a una tendenza passeggera, ma ad un cambio di paradigma di una parte importante della domanda globale. Quattro mercati esteri chiave – Giappone, Germania, Stati Uniti e Regno Unito – mostrano già oggi comportamenti strutturali coerenti con questa logica: per questi viaggiatori, il viaggio è diventato una forma di espressione della propria identità. Nel corso del 2025, abbiamo visto come il driver della scelta non sia più il luogo, ma il tema: le ricerche legate a hobby specifici, interessi e competenze da approfondire “sul campo” sono cresciute, rendendo la passione la nuova unità di misura del valore turistico.
Nel prossimo futuro, la sfida molto ambiziosa sarà come rendere il Turismo delle Passioni (TdP) la norma di un’ospitalità che voglia cogliere davvero le motivazioni profonde dei viaggiatori.
Se le destinazioni non vorranno limitarsi a replicare quello che tutti i loro concorrenti stanno già facendo da anni, dovranno impegnarsi a:
- Valorizzare le micro-comunità: le reti di appassionati pronti ad accogliere il visitatore come un “cittadino temporaneo”.
- Creare “giardini delle passioni”: luoghi relazionali e spazi fisici dove il territorio non è più una scenografia, ma un partner attivo che nutre gli interessi dei viaggiatori.
- Sviluppare un’agenda della scelta: aiutare il viaggiatore a dedicare il proprio tempo a ciò che ama, costruendo un patto di fiducia basato sulla corrispondenza tra le passioni personali e quelle vive del territorio.
- Superare la mercificazione: posizionare il TdP come l’antidoto all’industrializzazione dell’esperienza, spostando il valore economico verso l’arricchimento interiore e relazionale.
Il Turismo delle Passioni è un terreno dove c’è ancora molto da esplorare. Presto condividerò con voi le coordinate di questo turismo nel quale la passione non ha data di scadenza e genera legami che durano nel tempo, facendo di ogni spostamento un viaggio dell’anima.
Giancarlo Dall’Ara